Smart Working: cos’è in concreto il “lavoro agile”, linee guida e tendenze

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Lo Smart Working è un accordo tra lavoratore e organizzazione all’interno del rapporto di lavoro subordinato, in cui luoghi e orari di lavoro sono scelti liberamente dal lavoratore, in modo flessibile e autonomo –  fonte: today.it

Smart Working: cos’è in concreto il “lavoro agile”, linee guida e tendenze

In questi giorni si parla molto di Smart Working: sono molte le aziende a chiedere ai loro dipendenti di lavorare da remoto, cioè da casa, applicando quindi il cosiddetto lavoro agile. Ma cosa significa concretamente?

Cominciamo intanto con il dire che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 23 febbraio 2020 per facilitare l’avvio di tali pratiche subito, senza vincoli di accordi aziendali o pratiche burocratiche che avrebbero rallentato troppo l’operatività.

Lo Smart Working è legge e per la precisione la Legge n.81 del 22 maggio 2017, che lo definisce in tutti suoi aspetti giuridici: diritti dello smart worker e controllo da parte del datore di lavoro, strumenti tecnologici e modalità con cui viene eseguita l’attività da remoto.

Smart working, cosa è e come funziona

In generale, lo Smart Working è un modello organizzativo in grado di portare notevoli vantaggi alle organizzazioni che lo adottano: in termini di produttività, di raggiungimento degli obiettivi, ma anche in termini di welfare e qualità della vita del lavoratore. Si tratta, in sintesi, di un accordo tra lavoratore e organizzazione all’interno del rapporto di lavoro subordinato. Nello Smart Working, luoghi e orari di lavoro sono scelti liberamente dal lavoratore, in modo flessibile e autonomo. In molti casi, il dipendente lavorerà da remoto con device propri o forniti dall’azienda, come pc, tablet, smartphone e attraverso piattaforme di condivisione dei dati come G Suite. 

Ma quanti sono oggi coloro che, prima di questa emergenza, avevano ricorso a questa forma professionale innovativa? Gli smart worker – secondo l’Osservatorio sullo Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano – nel 2019 sono stati circa 570mila, in crescita del 20% rispetto al 2018, con un grado di soddisfazione e coinvolgimento nel proprio lavoro molto più elevato di coloro che lavorano in modalità tradizionale: il 76% si è detto soddisfatto della sua professione; uno su tre pienamente coinvolto nella realtà in cui opera e in valori, obiettivi e priorità.

Secondo le organizzazioni, i principali benefici riscontrati dall’adozione dello Smart Working sono il miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata (46%) e la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti (35%). Ma la gestione degli smart worker presenta secondo i manager anche alcune criticità, in particolare le difficoltà nel gestire le urgenze (per il 34% dei responsabili), nell’utilizzare le tecnologie (32%) e nel pianificare le attività (26%), anche se il 46% dei manager dichiara di non aver riscontrato alcuna criticità. Se si interrogano gli smart worker, invece, la prima difficoltà a emergere è la percezione di isolamento (35%), poi le distrazioni esterne (21%), i problemi di comunicazione e collaborazione virtuale (11%) e la barriera tecnologica (11%).

“Per praticare davvero lo Smart Working occorre superare l’associazione che sia solo lavoro da remoto, ma interpretarlo come un percorso di trasformazione dell’organizzazione e della modalità di vivere il lavoro da parte delle persone – aggiunge Fiorella Crespi, Direttore dell’Osservatorio Smart Working -. Sono ancora poche le organizzazioni che lo interpretano come una progettualità completa, che passa anche dal ripensamento degli spazi e da un nuovo modo di lavorare basato sulla fiducia e la collaborazione. Agire sulla flessibilità, responsabilizzazione e autonomia delle persone significa trasformare i lavoratori da ‘dipendenti’ orientati e valutati in base al tempo di lavoro svolto a ‘professionisti responsabili’ focalizzati e valutati in base ai risultati ottenuti. Fare Smart Working a un livello più profondo significa fare un ulteriore passo oltre, lavorando sull’attitudine e i comportamenti delle persone promuovendo un pieno engagement per far sì che i lavoratori diventino veri e propri ‘imprenditori’ con un’attitudine all’innovazione e alla creatività”.“

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