Smart working: risparmi, più tempo libero e meno inquinamento. I vantaggi

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Coronavirus e boom dello smart working – fonte: corriere.it

Nei giorni in cui le istituzioni decidono misure drastiche per limitare la diffusione del coronavirus nelle Regioni del Nord, anche il tessuto economico risponde. Sono moltissime le aziende, soprattutto nel milanese, che hanno deciso per una politica di massimo incentivo allo smart working, quella modalità di lavoro subordinato senza precisi vincoli di orario o di luogo, che rendono possibile lo svolgimento dell’attività lavorativa anche da casa grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici. Ma al di là dell’impennata di questi giorni, data dalla contingenza, e nonostante la sua adozione porti risultati positivi e documentati, c’è ancora molto scetticismo su questa modalità di lavoro. La mancanza di fiducia costa cara sia all’azienda che ai lavoratori. Affermazione dimostrabile, dati alla mano, grazie a un’indagine condotta da Variazioni s.r.l., società di Mantova attiva da 10 anni, che si occupa di politiche di conciliazione, consulenza, people management e welfare aziendale.

La diffidenza

«Nella nostra esperienza, lo smart working in Italia continua a scontrarsi con un equivoco di fondo: parlare di lavoro agile non significa discutere di cartellini e orari di lavoro, ma di organizzazione aziendale, trasformazione digitale dei processi, sistemi di valutazione e, in ultima analisi, cultura aziendale. — ha commentato Arianna Visentini, fondatrice di Variazioni (insieme a Stefania Cazzarolli) e coautrice del libro Smart Working mai più senza —. Si tratta, di fatto, di un abilitatore dell’innovazione, di una piattaforma win-win capace di generare valore per l’azienda e per le persone. Resistere all’innovazione, in questo senso, equivale a generare costi materiali e immateriali, sia per l’azienda sia per le persone».

La ricerca

La società Variazioni, analizzando un campione complessivo di 12mila lavoratori in smart working di imprese italiane, piccole, medie, grandi, private o pubbliche che siano, in un periodo che va dal 2015 al 2019, conferma la mancanza di fiducia verso il lavoro agile nonostante i risultati positivi siano evidenti. L’indagine rivela, infatti, che l’applicazione di un’organizzazione smart di poco più di 3 giorni al mese, su un’azienda di almeno 100 dipendenti può far risparmiare all’azienda oltre 200 mila euro all’anno (250 all’anno per lavoratore) tra buoni pasto, indennità di trasferta e altro. Un guadagno non indifferente per il datore di lavoro che vede al di là della soddisfazione del proprio lavoratore anche un maggior attaccamento di quest’ultimo verso l’azienda, quello che oggi viene chiamato «engagement» che porta a lavorare meglio e produrre di più in un clima più disteso. Sono benefici qualitativi che sono spesso noti grazie alle testimonianze. Più del 95% dei dirigenti, ad esempio, ha dichiarato che la produttività aumenta e che tutti gli obiettivi sono stati raggiunti dai lavoratori smart, mentre l’81% dei lavoratori smart ha dichiarato che aumenta la concentrazione e il lavoro di team diventa più efficiente. Per quanto riguarda la soddisfazione, valutata con un punteggio di 9/10, è per i manager di 8,9/10.

 I benefici quantitativi

Ma oltre a benefici qualitativi, anche il lavoratore ottiene dal lavoro agile un guadagno economico che ammonta a una busta paga all’anno, circa 1.300 euro (36 al giorno) per gestire la propria presenza sul posto di lavoro, oltre al fatto che eviterebbe tutti i rischi legati al commuting (pendolarismo) casa-lavoro.
Il risparmio lo si misura anche in termini chilometrici: circa 62 sono i chilometri al giorno risparmiati da un lavoratore per gli spostamenti, 2.400 chilometri all’anno, oltre ad evitare un impatto ambientale di 270 chili di CO2 nell’aria, equivalente a 18 alberi per ciascun smart worker.
Tra i benefici quantitativi non è certo da sottovalutare il tempo risparmiato: ogni giorno si guadagnano 89 minuti, che corrisponde al tempo medio impiegato dal lavoratore italiano, per recarsi al lavoro (commuting), oltre 7 giorni lavorativi all’anno. Circa il 24% di questo tempo risparmiato viene in media reimpiegato nel lavoro, cioè mediamente lo smart worker “investe” gratuitamente nella propria azienda 21 minuti per ogni giorno di smart working (quasi 2 giorni all’anno). Un altro beneficio per l’azienda dunque, che l’adozione di un’organizzazione smart le porterebbe, oltre spesso al ripensamento dei locali dedicati al lavoro: riduzione degli spazi con minori consumi di energia ed esigenze manutentrici.

Le organizzazioni

«Le organizzazioni pubbliche e private, che allontanano il ricorso allo smart working, rinunciano ad un autentico moltiplicatore di vantaggi. La ricaduta positiva sul reddito dei dipendenti ne offre, con tutta evidenza, una visione parziale. Ci permette, tuttavia, di comprendere le potenzialità di uno strumento al quale la maggioranza delle imprese italiane continua a rinunciare. Per mancanza di fiducia o per incapacità di dotarsi di strumenti di valutazione della produttività, diversi dal controllo legato alla vidimazione del badge»

ha affermato Arianna Visentini.

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